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Il tifo organizzato è il punto di forza di molte squadre, ma presenta anche risvolti meno belli. Molte tifoserie si sono distinte soprattutto per quest’ultimo aspetto, diventando davvero pericolose e suscitando il terrore in tutto l’ambiente.

E nonostante in Europa si decanti l’impeccabile “modello inglese” o quello tedesco e spagnolo da seguire ed imitare, gli episodi di violenza avvengono lo stesso. Ma cosa c’è dietro queste rivalità? Quali sono i motivi che spingono, nel 2014, ad ammazzarsi per la propria fede calcistica? Quali sono gli ultrà più cattivi? Il discorso è molto più complesso di quello che sembri. Difficile capire certe dinamiche, praticamente impossibile giustificarle. Eppure esistono.

I dissapori tra gruppi ultras possono nascere semplicemente per questioni territoriali, oppure solo per il fatto di tifare colori diversi. Altre rivalità , invece, hanno radici più radicate ed hanno un significato politico o anche religioso. Ed ancora, per motivi geopolitici (Serbia-Albania, Serbia e Croazia gli esempi più lampanti). Ecco perché alcune partite possono racchiudere in sé significati tanto straordinari quanto tragici, che spesso esulano dall’ambito prettamente calcistico. Partite che possono valere un’intera stagione, almeno per la supremazia dei tifosi fuori dal rettangolo verde.

Italia Nel nostro Paese, in questo momento, l’odio viscerale è quello esistente tra romanisti e napoletani (considerati i più “argentini” d’Italia per la loro pericolosità). Difficile che possa essere il contrario. Dopo la morte di Ciro Esposito, per mano dei tifosi giallorossi, si alimenta infatti ogni giorno il desiderio di vendetta dei partenopei. Le trasferte, sia nella capitale che a Napoli, sono ormai vietate ai sostenitori ospiti. Ma la paura che prima o poi ci possa essere un contatto è molto concreta.

Gruppi temuti sono anche i bergamaschi, che (anche loro) odiano i giallorossi e il Brescia su tutti. Poi ci sono i tifosi della Lazio, simbolo del movimento ultras fra la metà degli anni ’90 e i primi del 2000 con il gruppo “Irriducibili” che ha segnato un’epoca. Stile “popular” inglese, vestiario casual ed una simpatia per l’estrema destra mai nascosta.

Inghilterra Le rivalità tra opposte fazioni nel Regno Unito sono molte. Moltissime . West Ham-Milwall, West Ham-Tottenham, Liverpool-Everton (derby) e Liverpool-Manchester United le più sentite. Ma ce ne sono tante altre, sia in Premier che nelle serie minori.

Il clima di tensione tra i “Reds” e i “Red Devils” è accentuato ancora di più dal fatto che le città di Liverpool e Manchester distano solo un centinaio di chilometri l’una dall’altra.

L’Inghilterra è stata la patria delle tifoserie violente per anni. Ma, dopo il disastro di Hillsborough (15 aprile del 1989) nel quale morirono 96 tifosi del Liverpool, il “Rapporto Taylor” (1990) e una serie di misure adeguate riuscirono a scardinare il flagello dell’hooliganismo. Si cercò di cambiare la cultura sportiva nel paese e le nuove misure di polizia applicate il giorno della partita sono solo una piccola parte degli sforzi fatti dai club, dalle istituzioni e dai tifosi stessi, per risolvere una volta per tutte il problema. Si separarono le tifoserie rivali, si introdussero telecamere di sicurezza, i supporters ospiti si accompagnarono fin dentro lo stadio, si addestrarono le forze di sicurezza. Ecco perché all’interno dello stadio è ormai impossibile il verificarsi di incidenti e tafferugli tra le “Firm”. Nonostante questo, la violenza in Inghilterra esiste eccome. Gli hooligans si danno appuntamento in strada o nei parchi e se le danno di santa ragione, senza esclusione di colpi.

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Spagna Sembrava che qui non ci fossero più le tifoserie “cattive” . E invece no. Dopo la morte di Francisco Javier Romero Taboada, gettato nel fiume Manzanarre una volta colpito alla testa, nella classifica delle inimicizie maggiori in Spagna entra di diritto quella tra Atletico Madrid e Deportivo La Coruna. Il Paese è ancora scosso dalla tragedia. I tifosi galiziani potrebbero preparare la loro vendetta. La battaglia di strada, che ha coinvolto 160 persone, è cominciata domenica poco prima delle 9, nei pressi dello stadio Calderon, nelle vie San Rufo, Virgen del Puerto y Paseo de la Ermita del Santo. Decine dei partecipanti agli scontri hanno riportato ferite da arma da taglio e contusioni alla testa. Un vero e proprio scontro politico che viene confermato dalla partecipazione al fianco dei tifosi del Deportivo degli ultrà di altre due squadre madrilene: “i Bukaneros”, frangia di estrema sinistra del Rayo Vallicano, e gli “Alcor Hooligans” sostenitori dell’Alcorcon. Quelli del “Frente” dell’Atletico Madrid sono invece di estrema destra. Da segnalare un precedente specifico: l’8 dicembre del 1998 gli ultrà biancorossi, in un’analoga aggressione, assassinarono il tifoso basco antifascista Aitor Zabaleta della Real Sociedad. Accesa rivalità anche tra gli “Ultras Sur” del Real Madrid (fascisti e amici dei laziali) e i “Boixos Nois” del Barcellona. Sotto osservazione anche i baschi del Bilbao.

Francia Molto attivi gli ultras francesi negli anni 90, dopo la morte di Yann Lorence (2010),tifoso del Psg assassinato da un gruppo rivale parigino, la politica e la Lega calcio hanno messo in atto misure drastiche negli stadi. Ma, come in Inghilterra, il problema si verifica prima e dopo le partite. Pericolosissimi i tifosi dell’Olympique Marsiglia, rivali storici del Bastia, del Psg e del Nizza.

Germania Il “modello tedesco” funziona, ma non è impeccabile come sembra. Anche qui le frange estreme del tifo esistono. Striscioni offensivi, insulti razzisti e “bomboni” sono spesso all’ordine del giorno. Mentre le torce (forse per fortuna) non sono vietate come in Italia. In Bundesliga funziona che chi sbaglia paga e i tifosi lo sanno bene. I club tedeschi hanno optato per il dialogo con i propri ultras per cercare di farli sentire al centro del progetto e respingendo ovviamente ogni tipo di violenza. Incidenti però si verifican . I sostenitori più agguerriti sono quelli tifosi dell’Eintracht Francoforte, della Dinamo Dresda e del St.Pauli conosciuti per essere molto violenti e controllati da un gran numero di forze dell’ordine.

Serbia A vincere il premio per essere i supporters più violenti e pericolosi d’Europa, sono i tifosi del Partizan di e della Stella Rossa, entrambe di Belgrado. Una rivalità totale, un odio viscerale che porta ogni volta i due schieramenti a scontrarsi. In ballo la storia, la città, ma anche e soprattutto la supremazia. Ogni volta che ci sono i sorteggi delle coppe, tutte le società (e in fondo pure i tifosi) sperano di non finire nello stesso girone dei due team.

Grecia Anche in Grecia di schieramenti pericolosi e di gruppi ultrà caldi e cattivi ne esistono diversi. La rivalità più accesa è quella tra i biancoverdi del Panathinaikos e i biancorossi dell’Olympiakos. Dispute non solo legate al calcio. Le due squadre, infatti, rappresentano due parti della città di Atene: il porto (Olympiakos) e il centro (Panathinaikos). L’odio è talmente forte tanto da convincere, spesso, i giocatori ad accontentarsi del pareggio per evitare scontri a fine partita. Anche il gruppo dell’Aek Atene sono molto pericolosi.

Turchia Impossibile non citare poi il terrore che seminano, in Turchia, le frange estreme del tifo del Galtasaray e del Fenerbahce. Tra l’altro le due squadre di Istanbul rappresentano le due società più titolate del paese, con 17 titoli a testa. Anche se la competizione va ben oltre l’aspetto prettamente calcistico. Da segnalare anche la tifoserie del Besiktas (terza squadra della capitale turca) che spesso si sono resi protagonisti di episodi di violenza inaudita.

Scozia Infine, un derby ed una rivalità sentitissima è quella di Scozia tra Celtic e Glasgow Rangers. Cattolici i primi, protestanti i secondi. Una stracittadina che si gioca anche all’insegna della “supremazia” della propria religione. Migliaia di tematiche si intrecciano in questa partita, che, ogni volta, attira l’attenzione di circa centocinquanta milioni di persone.

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Se ci si sposta fuori dai confini europei, pericolosissime sono le tifoserie argentine. Nei paesi del Sud America la violenza dilaga, spesso con effetti tragici, generando moltissime vittime. Il derby di Buenos Aires, tra River Plate e Boca Junior è senza dubbio una partita per cuori forti. Sia in campo, con i giocatori che se le danno senza esclusione di colpi, sia fuori, dove i tifosi si affrontano con ogni tipo di arma. Anche qui la rivalità sportiva non è altro che lo specchio di due realtà sociali diametralmente opposte: i ricchi, rappresentati dal River, e i poveri, che si rispecchiano nel Boca. I calciatori che trionfano in questo derby sono considerati eroi nazionali.

Quando si parla di violenza nel calcio non si può non menzionare i “Barrabravas”. Qui non si tratta di sostenitori di una squadra, ma di un gruppo organizzato che coinvolge tutti i team del sud America, soprattutto l’Argentina. Sono stati paragonati anche ai celebri hooligans inglesi e definiti una sorta di mafia del calcio. Sono gli stessi che sabato hanno aspettato il calciatore Nieto, del Tiro Federal, e lo hanno aggredito fino ad ucciderlo.

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